Negli ultimi anni lo Smart Working è passato dall’essere un’eccezione a diventare una scelta strategica per molte PMI.
Peccato che, nella pratica, “fare smart working” non significhi semplicemente dare un laptop ai dipendenti e abilitarli a lavorare da casa.
Significa creare un ambiente digitale strutturato, sicuro e funzionale, dove persone e informazioni possano muoversi senza rischi.
E per farlo servono tre elementi chiave: strumenti, regole e processi.
Perché le PMI scelgono lo Smart Working (e cosa ottengono davvero)
Quando viene implementato con criterio, lo smart working porta vantaggi molto concreti:
scambi di informazioni più rapidi e ordinati
aumento della produttività individuale e di team
riduzione degli spostamenti e dei tempi “morti”
miglior qualità della vita per i dipendenti
taglio dei costi operativi
continuità operativa anche in caso di imprevisti
Ma attenzione: questi benefici emergono solo quando il modello è progettato, non improvvisato.
Lo smart working funziona se gli strumenti sono corretti, le regole sono chiare e i processi sono aggiornati alla nuova modalità di lavoro.
Senza questa base, lo smart working diventa semplicemente… lavoro da remoto.
E lavoro da remoto = rischi.
Il vero punto critico: la sicurezza informatica
Ogni volta che un dipendente lavora fuori dall’ufficio, la rete aziendale si estende e diventa più difficile da proteggere.
Entra in gioco un mix di connessioni e dispositivi che, se non gestiti, aprono varchi enormi:
Wi-Fi domestici non protetti
hotspot pubblici
reti mobili condivise
PC personali usati in “modalità mista”
sistemi aziendali raggiunti da ambienti non controllati
In questo scenario, le difese tradizionali non bastano più.
I rischi aumentano su tre fronti:
Malware e virus che dai dispositivi personali possono raggiungere l’intera rete aziendale.
Connessioni vulnerabili, facilmente attaccabili da hacker che intercettano dati e credenziali.
Perdita o fuga di dati riservati, spesso causata da configurazioni errate o mancanza di policy.
E quando c’è un incidente, le conseguenze non riguardano solo l’informatica:
fermi operativi, danni economici, perdita di fiducia da parte dei clienti, problemi normativi.
Smart Working sicuro: cosa serve veramente
Per rendere lo smart working un modello solido, scalabile e protetto, servono:
strumenti di connessione sicuri (VPN, autenticazione forte, protezione dell’end-point)
regole chiare su utilizzo dei dispositivi, password, accessi e gestione dei dati
processi aggiornati per collaborare, condividere informazioni, gestire incidenti e autorizzazioni
Sembra complesso?
Lo è.
Ed è esattamente per questo che molte PMI scelgono di farsi guidare.
Perché scegliere Mitan Telematica come partner
Le PMI non hanno bisogno di un fornitore qualsiasi:
hanno bisogno di un interlocutore unico, capace di coprire tutto il progetto — dalla connettività alla sicurezza, dalla voce al cloud.
Ed è qui che Mitan fa la differenza.
Mitan è il partner ideale perché:
conosce le dinamiche delle PMI e parla il loro linguaggio
progetta soluzioni di smart working realmente “chiavi in mano”
garantisce sicurezza, continuità e assistenza con un approccio ingegnerizzato
integra rete, telefonia, cloud e cybersecurity in un’unica esperienza
lavora con un metodo semplice, essenziale e orientato all’efficienza
riduce complessità, sprechi e rischi
In altre parole:
Mitan accompagna l’azienda nel passaggio allo Smart Working in modo strutturato, sicuro e sostenibile.
Non solo tecnologia.
Un progetto di crescita digitale fatto con criterio.
Lo smart working non è un “benefit”.
È un modo nuovo di far lavorare le persone e far crescere l’impresa – se viene costruito bene.
E costruirlo bene significa farlo con un partner che non si limita a “mettere in piedi una VPN”, ma che sa progettare un ecosistema digitale completo, sicuro e su misura.
Per le PMI che vogliono lavorare in modo agile senza esporsi a rischi inutili, Mitan Telematica è il punto di riferimento.